La visita della regina madre Elisabetta alla scuola dalmata

(Sergio Brcic) La Regina Madre (nata Elizabeth Bowes-Lyon nel 1900 a Hitchin, in Inghilterra) era arrivata a Venezia con lo yacht reale “Britannia” e il cerimoniale d’accoglienza era stato stabilito dal comitato anglo-veneziano con a capo l’ex ambasciatore del Regno Unito in Italia Sir Ashley Clarke e sua moglie Lady Francis. Gli accordi prevedevano un rigido protocollo, alla presenza di non più di trenta invitati, attentamente selezionati. La Sovrana era intenditrice d’arte ed era venuta alla Scuola per ammirare sia i teleri del Carpaccio che, in sacrestia, la Mariegola e, nella sala superiore, la grande pala d’altare lignea policroma e dorata del XV secolo, restaurata da poco, con San Giorgio e il Drago. La sala posta al primo piano viene visitata meno, surclassata com’è dal piano terra con i celebri teleri.

La Regina Madre Elisabetta acconsentì a porre la propria firma sull’album dove già comparivano quelle di suo cognato Edoardo Duca di Windsor e della moglie Wallis Simpson, appassionati di Dalmazia tanto da aver fatto, già negli anni Trenta, un viaggio alle isole Incoronate: esiste un portasigarette d’oro appartenuto a Wallis con incisa la mappa dell’Europa e del Medio Oriente su cui sottili linee di smalto tracciano anche l’itinerario di quel viaggio, giunto fino a Spalato. Sull’album c’era anche la firma della Principessa Margareth (oltre a quelle di Umberto di Savoia e della moglie Maria José). Chissà se l’augusta ospite conosceva l’esistenza, nella chiesa di St. Nicholas a North Stoneham, di una lapide e di una fossa tombale riservate agli Schiavoni che, navigando già dal 1300 da quelle parti, avevano trovato la morte; chissà se sapeva che nel 1511 Sir Richard Guyford, a Londra, scriveva entusiasta della Dalmazia che “è come un fiore che eternamente rinasce e fiorisce e nel quale tutti i secoli riversano il loro splendore”. O, ancora, che nell’Ottocento i galeoni inglesi venivano a Zara per imbarcare i famosi nostri “rosoli” destinati a Corte, tanto che una fabbrica ebbe anche la nomina di “Fornitore di Corte”. Bisogna mettere in evidenza che gli inglesi (come i nordici) s’intendono e apprezzano più i liquori che… il vino! E per questo, quando la flotta inglese veniva a Zara, le scialuppe che riportavano a bordo i marinai scesi a terra erano zeppe di corpi… orizzontali!

La simpatica ospite, all’uscita dalla Scuola, fu accolta dagli applausi dei veneziani affacciati alle finestre sopra il canale. Lei rispose con un cenno della mano. I nostri maggiorenti, il Guardian Grande Conte Giuseppe Bianchini d’Alberigo, il N.H. Nicolò Luxardo De Franchi, il Cancelliere Tullio Vallery, donna Paola Vidoli Ratti ed altri confratelli di spicco, tirarono un sospiro di soddisfazione. C’era un discreto servizio di scorta per la Regina e lo si intuisce dalla presenza sempre vicino all’ospite di un poliziotto in borghese. Anche Tullio Vallery tirò un sospiro di sollievo perché la vaporosa ala del gran cappello celeste reale di tulle non si era attaccata alla pittura del portone, “rinfrescato” per l’occasione, come aveva temuto!

Tutti i presenti erano certi della piena soddisfazione della Regina per aver goduto dei capolavori visti ma, anche, sperarono che il nome Dalmazia le avesse ricordato la nostra grande storia intrecciatasi nei secoli, talvolta, con quella del suo grande Impero. Non per niente, ancora oggi moltissimi giovani italiani vanno a Londra, non solo per turismo, ma per studio e lavoro.

La giornata si chiuse con il convoglio di motoscafi nel rio per ritornare a bordo del “Britannia”, ormeggiato in Bacino San Marco. La visita di “Her Majesty Queen Elizabeth the Queen Mother” era terminata.

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