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Comunità e comunicazione

di Elisabetta Barich

Comunità e comunicazione: due parole che hanno un’unica radice. La comunicazione è insita nella comunità, è una sua prerogativa, non è immaginabile una comunità in cui non vi sia comunicazione.

All’indomani del secondo conflitto mondiale le nostre comunità, quelle degli italiani autoctoni delle terre sul confine orientale, subirono una tragica disgregazione, determinata ovviamente dall’esito della guerra, ma anche aggravata dall’incapacità del Paese, in condizioni evidentemente drammatiche, di organizzare, anche nel tempo, un’accoglienza che consentisse ai profughi di ricostruire le proprie comunità e ricucire le relazioni così bruscamente interrotte.

Fatti salvi alcuni casi, le 109 strutture di accoglienza destinate agli esuli, disseminate sul territorio nazionale, erano totalmente sprovviste di mezzi di comunicazione con l’esterno e addirittura molti nuclei familiari, dispersi in più Centri Raccolta Profughi, dovettero affrontare, oltre alle difficoltà comuni a tutti, anche il dolore di queste lacerazioni. Questa situazione determinò in molti l’urgenza di ritrovarsi, da cui prese forma l’idea dei Raduni (il primo Raduno dei Dalmati si svolse nel ’53 a Venezia; il più recente, il 67o, si è svolto a Senigallia lo scorso settembre).

Dalla stessa esigenza di rimanere in contatto nascono i nostri giornali, prima il periodico “Zara”, pubblicato ininterrottamente dal dicembre 1952 al 1997; dalla fine del 1997 IL DALMATA, pubblicato ancora oggi e affiancato, nel suo tradizionale formato cartaceo, anche dal digitale a cadenza mensile, ormai da vari anni.

Ma la comunicazione odierna richiedeva necessariamente un cambio di passo e, dunque, la realizzazione di un sito internet; idea che, presa già da tempo in considerazione dalla Giunta, finalmente ha visto la luce grazie al sostegno di tutti noi e all’impegno progettuale del neo Assessore alla Comunicazione Vittorio Baroni. Ben venga quindi questa innovazione che ci aiuterà a divulgare la storia del nostro confine orientale e degli italiani che vivevano su quei territori: la nostra missione rimane quella di fare memoria rivolgendo lo sguardo al futuro, con l’impegno di contribuire, nel nostro piccolo, a un’informazione seria e corretta.